Grazie al gionalista Gianfranco Suma, de: “Il Corriere Nazionale “, per l’intervista che mi ha fatto, sul licenziamento dalla Cgil di MIlano …
Le persone devono sapere, conoscere e capire cosa può capitare a chi non accetta di abbassare la testa, qualsiasi potere sia…
E stavolta, mi candido io, per portar la voce delle donne presso il Consiglio Regionale della Lombardia. (Lista Gori Presidente).
Da precaria, poi sindacalista dei lavoratori e lavoratrici precari e ora da disoccupata … comincio a fare la sindacalista di me stessa.

 

Ci sarebbe da mettersi a ridere, se fosse solo una battuta, invece è proprio quello che è capitato ad una dirigente del sindacato, Ketty Carraffa, mamma single, che ha lavorato per 20 anni nella difesa dei diritti delle donne e delle lavoratrici precarie.

Siamo abituati dalla cronaca a vedere i sindacati tutti scendere in piazza per difendere l’occupazione dei lavoratori, oppure far reintegrare sul posto di lavoro un dipendente licenziato dall’azienda, ma che il contenzioso in essere, riguardi il sindacato italiano più forte lascia senza parole.

Ketty Carraffa è stata licenziata con la stessa modalità usata dalle aziende: lettera raccomandata R/R e dandole del “lei”, al posto dello storico “compagna”, l’hanno informata che era stata licenziata per “comporto di malattia”. Il comporto di malattia riguarda il superamento dei giorni di malattia in un anno.

Di solito, il contratto collettivo distingue due ipotesi:

1)il comporto secco, ovvero il termine di conservazione del posto nel caso di un’unica malattia di lunga durata;

2)il comporto per sommatoria, ovvero il termine di conservazione del posto nel caso di più malattie.

Tuttavia, anche se quella appena indicata appare una normativa di garanzia a favore del lavoratore, si capisce che, scaduto il termine di comporto, il lavoratore può essere licenziato anche se effettivamente e seriamente malato.

Per ovviare a questo inconveniente, spesso i contratti collettivi di lavoro introducono un altro istituto, quello della aspettativa non retribuita: per un periodo massimo indicato dal contratto, il rapporto di lavoro può proseguire, sia pur in assenza della retribuzione, anche oltre il termine di comporto.

Si tratta di un istituto molto importante, tanto che alcune sentenze hanno dichiarato illegittimo il licenziamento intimato per superamento del termine di comporto, se il datore di lavoro non ha preventivamente comunicato al lavoratore la facoltà di fruire della citata aspettativa.

Pertanto, il lavoratore che sia seriamente malato e che, approssimandosi la scadenza del periodo di comporto, non può tornare al lavoro, può fruire dell’istituto di cui si è detto.
Il datore di lavoro non può rifiutare l’aspettativa, a meno che dimostri la sussistenza di seri motivi impeditivi alla concessione della stessa.

La giurisprudenza ha definito limiti alla legittimità del licenziamento conseguente a periodi di malattia, soprattutto quando questi si sono dimostrati riconducibili alla situazione di lavoro.  (Fonte http://www.wikilabour.it)

Ketty Carraffa si è ritrovata in un attimo da paladina dei diritti delle donne precarie, ad essere lei stessa una precaria, single e con un bambino da crescere. Un dramma nel dramma, dopo che la CGIL stessa le aveva offerto il posto di alto funzionario della CGIL milanese, lasciando così l’attività di docente di cinema e comunicazione, attività svolta con grande passione e soddisfazione.

Di questo grave episodio, se ne sono occupati anche la Stampa ed il Giornale, in cui emerge che Ketty è stata vittima di mobbing e demansionamento, a tal punto che si è creato un grave stato di disagio psicologico che le ha procurato stress, insonnia, incubi e timori al solo pensiero di dover rientrare sul posto di lavoro.

Gli specialisti le hanno diagnosticato un forte stress da ansia, che l’ha obbligata a stare lontana da quell’ambiente e a svolgere alcune attività che potessero gratificarla, così da recuperare l’autostima che lentamente le hanno svilito.

Chi è Ketty Carraffa

Docente di cinema e regia, Scrittrice, Fotografa, Sindacalista, Ambasciatrice dei Diritti umani, Opinionista TV e molto altro ancora. Per conoscere Ketty Carraffa: https://kettycarraffablog.wordpress.com/ketty-carraffa-2/ .

Il Diritto al lavoro dovrebbe essere garantito a tutti i cittadini, ma se i sindacati per primi, non rispettano questo diritto e si dimostrano insensibili al disagio psicologico, provocato da condizioni di lavoro insostenibili e sofferenza psicologica.

Certo vi sono aziende che stanno licenziando centinaia di persone alla volta (Embraco di Riva di Chieri, 497 licenziamenti su 540), ma è sbagliato pensare che il problema non ci riguardi. Le coscienze dei cittadini devono tornare ad indignarsi, anche per un solo licenziamento, perché tutelare il posto di lavoro è l’imperativo categorico per la difesa della propria dignità di persona, di lavoratore e di capofamiglia che deve garantire un futuro sereno ai propri figli.

Si deve ancora fare molto per riscoprire il pieno significato di Solidarietà, di Condivisione e di Sdegno democratico, contro tutte le vessazioni che i lavoratori subiscono in silenzio, per timore di perdere l’unica fonte di reddito.

Il lavoro deve essere un Diritto, non un favore.

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